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Industria: lo sfascio?
Di Rio-Vitto (del 20/08/2008 @ 20:15:36, in A proposito di:, linkato 1444 volte)
Una riflessione sul fenomeno della delocalizzazione è opportuno farla, per cercar di capire cosa ci aspetta in un futuro, dalle tinte sempre più fosche. La prima delocalizzazione iniziò trenta anni or'sono. Chi non ricorda l’importanza del settore calzaturiero nella provincia di Verona? Nel giro di qualche anno a cavallo degli anni ottanta alcune industrie della scarpa attratte dal bassissimo costo del lavoro della Romania vi trasferirono tutta la loro produzione. Altre invece intrapresero la strada della qualità e inventandosi marchi di prestigio, riuscirono per un certo periodo a mantenere la produzione in Italia. Furono favorite quest’ultime da un certo benessere diffuso che permetteva di comperare scarpe ad un prezzo più alto. Eravamo infatti nel pieno dell’evoluzione tecnologica, la maggior parte delle persone era occupata e la ricerca di nuovi macchinari per sveltire e migliorare la produzione in tutti i settori era incessante. In quei anni più che la delocalizzazione preoccupava la meccanizzazione di interi cicli di produzione che avrebbe portato inevitabilmente a una drastica diminuzione di posti di lavoro. In realtà gli industriali spinti dall’alta produttività acquisita con le nuove tecnologie e dal mercato che assorbiva le loro produzioni aprirono nuovi laboratori vicino ai vecchi o al massimo al sud d’Italia. Nei paesi a basso costo del lavoro non c’erano ancora le capacità tecniche per seguire questi nuovi modi di produrre, cosicché l’occupazione in Italia rimase stabile. Oggi invece in questi paesi si può produrre tranquillamente come in Italia, e là vengono spostati interi settori della nostra industria. Ora ci sono due gruppi di paesi che assorbono la nostra produzione: uno è quello in cui l’industriale produce ma mantiene in Italia la progettazione e il design dei propri prodotti. L’altro da cui provengono o arriveranno in tempi brevi articoli studiati e prodotti da tecnici e maestranze di quel paese. Tra i più attivi in questo senso India e Cina. L’allargamento della C.E. dove possibile contribuirà certamente a riequilibrare il sistema produzione-costi-mercato, per il resto cosa si dovrebbe fare? Il dibattito è aperto........